Adesso la mia visione aveva un nome, Teetopia, ovvero l'utopia della TEE (t-shirt), ma cosa mi voleva dire quel nome? Poteva avere una connotazione negativa, poiché la parola utopia racchiude in se la paura del realizzare le cose,  indica una meta intesa come puramente ideale, irraggiungibile...un'illusione,ma io tuttavia la sentivo e la sento come una parola di liberazione che mi stava dicendo in tutta la sua forza di sognare in grande, di buttarmi alle spalle il mio pragmatismo e lasciarmi andare poiché se ci credi veramente nessun sogno è irrealizzabile.  

Come una moderna Cenerentola dovevo liberarmi dai vecchi abiti logori, gli stereotipi che vogliono la donna mamma perfetta, compagna ideale che non può raggiungere certi vertici nella piramide lavorativa se non sacrificando se stessa al mondo del lavoro e vestire i panni di una principessa, fiera, prendendo le redini di un progetto che mi avrebbe condotto alla riscoperta di me stessa, del mio valore e del non mettere i propri sogni in un cassetto per poi riaprirlo un giorno, forse troppo tardi. 

Il mio sogno nel cassetto è realizzare una t-shirt che esca dai classici dettami della moda, che vada contro la massificazione imperante che ci vuole tutti come bravi e perfetti soldatini pronti a seguire le ultime "tendenze" .

La mia filosofia è "anche con una t-shirt puoi cambiare il mondo". 

Vorrei, nella mia visione fiabesca e teetopistica che le persone che decideranno di "ADOTTARE" una delle mie t-shirt si sentissero parte di un cambiamento.

Seguimi e ti spiegherò come!